Qui non si tratta di sfruttare il treno della tua squadra, alzarti sui pedali ai 250 metri e provare a resistere fino in fondo. Qui si tratta di una lotta senza esclusione di colpi, che è iniziata 5 mesi fa, ed è tutt'ora indecifrabile. Si tratta di affrontare un mese di incredibili pressioni sul campo e fuori. Con i tuoi tifosi che si aspettano sempre una vittoria. I giornalisti che ti aspettano per chiederti come affronterai la partita successiva 4 secondi dopo che hai concluso l'incontro di quel giorno. Si tratta di una lotta per entrare nella postseason MLB che può regalare davvero sorprese.
4 settembre 2012
3 settembre 2012
Spotlight on: Stephen Strasburg
"Penso che altre due partite siano sufficienti. A meno che non lo lasci lanciare per 10 inning alla prossima, ma non lo farò. Quindi credo che la sua ultima gara sarà il 12 di Settembre". Con queste parole Davey Johnson, manager dei Washington Nationals primi nella NL East, ha ufficializzato che la stagione di Stephen Strasburg si chiuderà tra meno di 10 giorni. L'asso dei Nationals non lancerà nemmeno durante postseason, che sembra davvero alla portata (per la prima volta in otto anni di storia) della franchigia della capitale.
Una decisione discutibile e che certamente farà discutere, ma sulla quale nessuno della dirigenza dei Nationals si sente di fare un passo indietro: "Abbiamo definito i parametri all'inizio della stagione" ha aggiunto il General Manager Mike Rizzo "abbiamo la nostra filosofia, e pensiamo che quel numero di inning (tra i 160 e 180) sia quello giusto per chiudere la stagione".
Una decisione discutibile e che certamente farà discutere, ma sulla quale nessuno della dirigenza dei Nationals si sente di fare un passo indietro: "Abbiamo definito i parametri all'inizio della stagione" ha aggiunto il General Manager Mike Rizzo "abbiamo la nostra filosofia, e pensiamo che quel numero di inning (tra i 160 e 180) sia quello giusto per chiudere la stagione".
20 agosto 2012
MLB: quando si dice "un'infanzia perfetta"
Una bella storia, una di quelle su cui gli americani potrebbero costruirci un film. E non è detto che tra qualche anno qualche regista non ci pensi.
Parliamo di baseball, parliamo di un tifoso particolare. Il suo nome è Bode Dockal. Bode non è un tifoso di quelli che non si è mai perso una partita della sua squadra, non detiene il record di partite consecutive viste, o quello del maggior numero di stadi visitati. A dire il vero, Bode ha visto in vita sua soltanto due partite, e probabilmente nemmeno si ricorderà di questi due incontri. Sì, perchè Bode ha 13 mesi, e la prima partita l'ha vista quando ne aveva soltanto 9.
E allora perchè, direte voi, la sua storia è così singolare? Cosa può avere di così importante un bambino di poco più di un anno che ha assistito a due partite? Ce ne sono tanti come lui.
No, perchè Bode sicuramente ancora non se ne rende conto, ma per due volte consecutive, ha assistito a una pagina di storia del baseball. La sua prima partita, il 21 aprile scorso, l'ha vista dalla prima fila di posti dietro la panchina di prima base del Safeco Field di Seattle. La panchina dei Mariners. Quel giorno, Philip Humber (lanciatore dei White Sox di Chicago) ha lanciato la 21° partita perfetta della storia della MLB. Un evento straordinario, che ha coronato la giornata "perfetta" (è proprio il caso di dirlo) di Bode Dockal e di suo padre Paul.
Parliamo di baseball, parliamo di un tifoso particolare. Il suo nome è Bode Dockal. Bode non è un tifoso di quelli che non si è mai perso una partita della sua squadra, non detiene il record di partite consecutive viste, o quello del maggior numero di stadi visitati. A dire il vero, Bode ha visto in vita sua soltanto due partite, e probabilmente nemmeno si ricorderà di questi due incontri. Sì, perchè Bode ha 13 mesi, e la prima partita l'ha vista quando ne aveva soltanto 9.E allora perchè, direte voi, la sua storia è così singolare? Cosa può avere di così importante un bambino di poco più di un anno che ha assistito a due partite? Ce ne sono tanti come lui.
No, perchè Bode sicuramente ancora non se ne rende conto, ma per due volte consecutive, ha assistito a una pagina di storia del baseball. La sua prima partita, il 21 aprile scorso, l'ha vista dalla prima fila di posti dietro la panchina di prima base del Safeco Field di Seattle. La panchina dei Mariners. Quel giorno, Philip Humber (lanciatore dei White Sox di Chicago) ha lanciato la 21° partita perfetta della storia della MLB. Un evento straordinario, che ha coronato la giornata "perfetta" (è proprio il caso di dirlo) di Bode Dockal e di suo padre Paul.
8 agosto 2012
Londra 2012: campioni uscenti (per merito nostro)
E così, in nemmeno 4 ore, l'Italia sportiva ha compiuto due imprese degne di essere sottolineate.
Ha aperto la giornata di gloria azzurra la nazionale di pallavolo di Mauro Berruto, un ct che fin dall'inizio dell'Olimpiade ripeteva come un disco rotto "Non importa cosa succede nel girone. Dobbiamo arrivare al meglio per giocare le partite della vita nei quarti, semifinale e finale". Ebbene, dopo un girone eliminatorio di più bassi che alti (aperto e chiuso con due sconfitte pesantissime), gli azzurri hanno cambiato decisamente marcia, asfaltando (28-26; 25-20; 25-20) i campioni Olimpici di Pechino degli Stati Uniti. Così, dopo il successo nel beach, anche nel volley indoor l'Italia si dimostra ostacolo insormontabile per i campioni in carica.
Altro quarto di finale, altro successo azzurro, altra squadra campione che torna a casa. In serata è stata la volta della pallanuoto, dei campioni mondiali del settebello, che hanno superato al termine di una partita pressochè perfetta i campioni Olimpici dell'Ungheria. E non era una cosa scontata, visto che l'Ungheria alle Olimpiadi non perdeva una partita dal 2000. La striscia vincente era iniziata ai giochi di Sydney, proprio nei quarti, proprio contro l'Italia. 12 anni dopo, il cerchio si è chiuso. In semifinale ci va l'Italia, vera e propria "ammazza-campioni" di questi Giochi.
In foto: la gioia della nazionale di pallavolo e la grinta di Maurizio Felugo (news.daylife.com)
Ha aperto la giornata di gloria azzurra la nazionale di pallavolo di Mauro Berruto, un ct che fin dall'inizio dell'Olimpiade ripeteva come un disco rotto "Non importa cosa succede nel girone. Dobbiamo arrivare al meglio per giocare le partite della vita nei quarti, semifinale e finale". Ebbene, dopo un girone eliminatorio di più bassi che alti (aperto e chiuso con due sconfitte pesantissime), gli azzurri hanno cambiato decisamente marcia, asfaltando (28-26; 25-20; 25-20) i campioni Olimpici di Pechino degli Stati Uniti. Così, dopo il successo nel beach, anche nel volley indoor l'Italia si dimostra ostacolo insormontabile per i campioni in carica.
Altro quarto di finale, altro successo azzurro, altra squadra campione che torna a casa. In serata è stata la volta della pallanuoto, dei campioni mondiali del settebello, che hanno superato al termine di una partita pressochè perfetta i campioni Olimpici dell'Ungheria. E non era una cosa scontata, visto che l'Ungheria alle Olimpiadi non perdeva una partita dal 2000. La striscia vincente era iniziata ai giochi di Sydney, proprio nei quarti, proprio contro l'Italia. 12 anni dopo, il cerchio si è chiuso. In semifinale ci va l'Italia, vera e propria "ammazza-campioni" di questi Giochi.
In foto: la gioia della nazionale di pallavolo e la grinta di Maurizio Felugo (news.daylife.com)
7 agosto 2012
Londra 2012: siamo sempre in campagna elettorale...
Prendo spunto da un articolo apparso su repubblica.it (leggi qui) per fare una breve riflessione sul "caso Schwazer" e sul comportamento tenuto dal CONI.
Personalmente penso che sia facile fare polemica ora, dopo il fattaccio, ma credo che il coni si sia comportato esattamente come doveva, anche se il giornalista di Repubblica è abile a mascherare la realtà. Perchè è impossibile che un Comitato Olimpico Nazionale possa controllare tutti i propri tesserati, perchè non puoi stare addosso ad un atleta 24 ore su 24 per evitare che faccia ca...volate. Il CONI non ha perso di vista Schwazer, sapevano benissimo dove si trovava ad allenarsi (e con lui comunque a seguirlo c'era Michele Didoni, tecnico federale), con il passaporto biologico gli atleti sono obbligati a comunicare ogni spostamento (non è che la WADA l'ha trovato coi radar della NASA). E poi, se la WADA è la World Anti Doping Agency, che li deve fare i controlli antidoping se non loro? Soprattutto alla vigilia di un evento internazionale. Tutti i dopati scoperti prima di questi Giochi li ha scoperti la WADA, non i comitati olimpici.
Per quanto riguarda le due ore per l'esclusione, è davvero un record mondiale, se consideriamo che tutti i comitati olimpici difendono almeno fino alle controanalisi i loro atleti, per non parlare poi dell'estremo rappresentato dalla Spagna, che ha addirittura assolto atleti come Contador o altri coinvolti nella Operacion Puerto. Vorrei ricordare che Contador è stato squalificato (per 6 mesi) soltanto grazie all'impegno del tribunale anti-doping italiano. E quindi del CONI.Il vero colpevole di questa vicenda è Schwazer, è lui quello da criticare per il gesto che ha fatto. Invece qui arriviamo all'assurdo di dire "l'ha fatto perchè il CONI lo ha perso di vista". Ma evidentemente è tempo di campagna elettorale anche nel CONI. A brevissimo ci saranno le elezioni, e fa comodo buttare un po' di fango sulla gestione uscente...
Personalmente penso che sia facile fare polemica ora, dopo il fattaccio, ma credo che il coni si sia comportato esattamente come doveva, anche se il giornalista di Repubblica è abile a mascherare la realtà. Perchè è impossibile che un Comitato Olimpico Nazionale possa controllare tutti i propri tesserati, perchè non puoi stare addosso ad un atleta 24 ore su 24 per evitare che faccia ca...volate. Il CONI non ha perso di vista Schwazer, sapevano benissimo dove si trovava ad allenarsi (e con lui comunque a seguirlo c'era Michele Didoni, tecnico federale), con il passaporto biologico gli atleti sono obbligati a comunicare ogni spostamento (non è che la WADA l'ha trovato coi radar della NASA). E poi, se la WADA è la World Anti Doping Agency, che li deve fare i controlli antidoping se non loro? Soprattutto alla vigilia di un evento internazionale. Tutti i dopati scoperti prima di questi Giochi li ha scoperti la WADA, non i comitati olimpici.
Per quanto riguarda le due ore per l'esclusione, è davvero un record mondiale, se consideriamo che tutti i comitati olimpici difendono almeno fino alle controanalisi i loro atleti, per non parlare poi dell'estremo rappresentato dalla Spagna, che ha addirittura assolto atleti come Contador o altri coinvolti nella Operacion Puerto. Vorrei ricordare che Contador è stato squalificato (per 6 mesi) soltanto grazie all'impegno del tribunale anti-doping italiano. E quindi del CONI.Il vero colpevole di questa vicenda è Schwazer, è lui quello da criticare per il gesto che ha fatto. Invece qui arriviamo all'assurdo di dire "l'ha fatto perchè il CONI lo ha perso di vista". Ma evidentemente è tempo di campagna elettorale anche nel CONI. A brevissimo ci saranno le elezioni, e fa comodo buttare un po' di fango sulla gestione uscente...
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31 luglio 2012
Londra 2012: le delusioni azzurre nel giorno di Phelps
Sapevamo che sarebbe arrivato, un giorno senza medaglie olimpiche. Lo sapevamo, tuttavia fa male pensare che non abbiamo vinto nessuna medaglia quando in campo avevamo i 200 stile libero della Pellegrini, il fioretto maschile nella scherma, e lo skeet nel tiro a volo. Tre discipline che potevano, dovevano portare all'Italia almeno una/due medaglie, e probabilmente sarebbe stato comunque poco.
E invece, la Pellegrini si conferma fuori forma e chiude quinta anche i 200. A poco servono le accuse di Magnini ai tecnici federali sugli errori di preparazione. Gli errori sono stati fatti a monte, e mi sembra assurdo che atleti del calibro di Magnini, Pellegrini, Scozzoli non si siano resi conto del vicolo cieco imboccato dai preparatori della nazionale.
Delusione anche dalle pedane del fioretto: l'Italia schierava 3 atleti che nei ranking mondiali occupavano la prima, la seconda e la settima posizione. Alla fine il settimo (Baldini) è quello che più vicino è finito al podio, chiudendo quarto, sconfitto e sfortunato nella finalina contro il coreano choi.
Niente da dire sullo skeet: Enrico Lodde ha finito quinto (ancora...) in una finale in cui non è mai riuscito ad avvicinarsi al podio. Poco da imputare per il tiratore azzurro, che comunque dopo le qualificazioni ci faceva ben sperare.
I fallimenti azzurri fanno da cornice a quello che, ormai da Atene 2004, è il vero protagonista dei Giochi: il nuotatore più forte di tutti i tempi, Michael Phelps. L'ex kid di Baltimore ha vinto prima l'argento nei "suoi" 200 delfino, sbagliando clamorosamente l'arrivo e lasciando strada a Chad Le Clos, che vince come Phelps aveva fatto 4 anni fa a Pechino, e successivamente l'oro grazie alla staffetta 4x200 stile libero, dominata dal dream team USA fin dal primo metro. Con queste due medaglie, Phelps supera nel libro dei record la ginnasta sovietica Larysa Latynina. Lo statunitense con le sue 19 medaglie olimpiche (di cui 15 ori, record assoluto) diventa l'atleta con il maggior numero di medaglie alle Olimpiadi. Complimenti ad un campione che ha riscritto praticamente tutti i record della storia olimpica.
Nella foto: il podio dei 200 stile libero, Camille Muffat (argento), Allison Schmitt (oro) e Bronte Barratt (bronzo) (foto: Getty)
E invece, la Pellegrini si conferma fuori forma e chiude quinta anche i 200. A poco servono le accuse di Magnini ai tecnici federali sugli errori di preparazione. Gli errori sono stati fatti a monte, e mi sembra assurdo che atleti del calibro di Magnini, Pellegrini, Scozzoli non si siano resi conto del vicolo cieco imboccato dai preparatori della nazionale.
Delusione anche dalle pedane del fioretto: l'Italia schierava 3 atleti che nei ranking mondiali occupavano la prima, la seconda e la settima posizione. Alla fine il settimo (Baldini) è quello che più vicino è finito al podio, chiudendo quarto, sconfitto e sfortunato nella finalina contro il coreano choi.
Niente da dire sullo skeet: Enrico Lodde ha finito quinto (ancora...) in una finale in cui non è mai riuscito ad avvicinarsi al podio. Poco da imputare per il tiratore azzurro, che comunque dopo le qualificazioni ci faceva ben sperare.
I fallimenti azzurri fanno da cornice a quello che, ormai da Atene 2004, è il vero protagonista dei Giochi: il nuotatore più forte di tutti i tempi, Michael Phelps. L'ex kid di Baltimore ha vinto prima l'argento nei "suoi" 200 delfino, sbagliando clamorosamente l'arrivo e lasciando strada a Chad Le Clos, che vince come Phelps aveva fatto 4 anni fa a Pechino, e successivamente l'oro grazie alla staffetta 4x200 stile libero, dominata dal dream team USA fin dal primo metro. Con queste due medaglie, Phelps supera nel libro dei record la ginnasta sovietica Larysa Latynina. Lo statunitense con le sue 19 medaglie olimpiche (di cui 15 ori, record assoluto) diventa l'atleta con il maggior numero di medaglie alle Olimpiadi. Complimenti ad un campione che ha riscritto praticamente tutti i record della storia olimpica.
Nella foto: il podio dei 200 stile libero, Camille Muffat (argento), Allison Schmitt (oro) e Bronte Barratt (bronzo) (foto: Getty)
29 luglio 2012
Londra 2012: medaglie sudate e bambine viziate
Chiariamo un concetto prima di iniziare: sono Italiano, fiero di esserlo, e fiero di tifare per gli atleti italiani di tutti gli sport.
Stasera però, sono contento della sconfitta della Pellegrini. Sono contento perchè forse con questa batosta i giornalisti sportivi la smetteranno di equiparare la Pellegrini al nuoto. Oggi, per tutto il giorno, su Rai 2 è stato un susseguirsi di countdown per le gare del nuoto. Pardon, per le gare di Federica Pellegrini. Poco importava che Fabio Scozzoli fosse in finale dei 100 rana con il secondo tempo (ha finito settimo, ha sbagliato gara, peccato). I riflettori erano tutti per "la regina del nuoto italiano, la campionessa da leggenda" solo per citare alcune frasi ad effetto. Nemmeno la batteria piena di fatica ci ha aperto gli occhi. Il settimo tempo di qualificazione per loro era semplicemente "controllo della situazione". Poi è arrivata la finale, e la Pellegrini è sparita. Come nel 2008.
Questo per quanto riguarda i giornalisti. Poi c'è la Fede nazionale. Che oramai sta assumendo più i contorni di una bambina viziata che batte i piedi dopo che la bambina più grande le ha rubato il giocattolo. Negli ultimi 3 anni, dopo la morte di Castagnetti, la Pellegrini ha pensato più a fare la diva che l'atleta, cambiando allenatore ogni 6 mesi e permettendosi anche il lusso nel corso di un campionato europeo (Budapest 2010) di andare dai giornalisti a parlare male del proprio allenatore durante la manifestazione. Il livello più basso a cui un atleta che si reputa serio possa scendere. Federica è scesa a quel livello, e oggi si sono visti i primi risultati. Risultati che portano la Pellegrini verso la "minaccia" del ritiro, stando alle parole delle interviste al termine della gara. Mi dispiace Federica, ma una vera campionessa non molla dopo una sconfitta (vedi la Vezzali di ieri).
Per fortuna a Londra c'è anche chi per il tricolore suda e lotta fino alla fine: sto parlando di Diego Occhiuzzi, argento nella sciabola, e di Rosalba Forciniti, giovanissima ragazza che vince il bronzo nel Judo (52 Kg) alla sua prima olimpiade, portando per la prima volta la Calabria su un podio olimpico. Complimenti a loro, così come vanno fatti i complimenti ad Ilaria Bianchi, quinta a sorpresa nei 100 farfalla, e alle ragazze del beach volley che hanno vinto la prima partita del loro torneo. L'italia sale quindi a 7 medaglie totali, ancora al terzo posto del medagliere. Finchè dura, è giusto godersela!
(Nella foto: una sorridente Rosalba Forciniti con la medaglia di bronzo)
Stasera però, sono contento della sconfitta della Pellegrini. Sono contento perchè forse con questa batosta i giornalisti sportivi la smetteranno di equiparare la Pellegrini al nuoto. Oggi, per tutto il giorno, su Rai 2 è stato un susseguirsi di countdown per le gare del nuoto. Pardon, per le gare di Federica Pellegrini. Poco importava che Fabio Scozzoli fosse in finale dei 100 rana con il secondo tempo (ha finito settimo, ha sbagliato gara, peccato). I riflettori erano tutti per "la regina del nuoto italiano, la campionessa da leggenda" solo per citare alcune frasi ad effetto. Nemmeno la batteria piena di fatica ci ha aperto gli occhi. Il settimo tempo di qualificazione per loro era semplicemente "controllo della situazione". Poi è arrivata la finale, e la Pellegrini è sparita. Come nel 2008.
Questo per quanto riguarda i giornalisti. Poi c'è la Fede nazionale. Che oramai sta assumendo più i contorni di una bambina viziata che batte i piedi dopo che la bambina più grande le ha rubato il giocattolo. Negli ultimi 3 anni, dopo la morte di Castagnetti, la Pellegrini ha pensato più a fare la diva che l'atleta, cambiando allenatore ogni 6 mesi e permettendosi anche il lusso nel corso di un campionato europeo (Budapest 2010) di andare dai giornalisti a parlare male del proprio allenatore durante la manifestazione. Il livello più basso a cui un atleta che si reputa serio possa scendere. Federica è scesa a quel livello, e oggi si sono visti i primi risultati. Risultati che portano la Pellegrini verso la "minaccia" del ritiro, stando alle parole delle interviste al termine della gara. Mi dispiace Federica, ma una vera campionessa non molla dopo una sconfitta (vedi la Vezzali di ieri).
Per fortuna a Londra c'è anche chi per il tricolore suda e lotta fino alla fine: sto parlando di Diego Occhiuzzi, argento nella sciabola, e di Rosalba Forciniti, giovanissima ragazza che vince il bronzo nel Judo (52 Kg) alla sua prima olimpiade, portando per la prima volta la Calabria su un podio olimpico. Complimenti a loro, così come vanno fatti i complimenti ad Ilaria Bianchi, quinta a sorpresa nei 100 farfalla, e alle ragazze del beach volley che hanno vinto la prima partita del loro torneo. L'italia sale quindi a 7 medaglie totali, ancora al terzo posto del medagliere. Finchè dura, è giusto godersela!
(Nella foto: una sorridente Rosalba Forciniti con la medaglia di bronzo)
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