Non sono un matematico, un professore della Bocconi, nè tantomeno un Presidente del Consiglio. Ma non capisco davvero cosa abbia spinto il premier Monti a non dare l'appoggio alla candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2020.
Da appassionato di sport non posso accettare che mi venga propinata come motivazione "non potevamo esporci così tanto economicamente in un momento come questo". Il progetto di Roma Olimpica era chiaro, ed era stato spiegato ampiamente in una conferenza stampa qualche settimana fa. Roma aveva un grande vantaggio sulle altre candidate, in quanto gran parte degli impianti (il 70% se non ricordo male) era già pronto e necessitava solo di più o meno grandi ristrutturazioni. Questo avrebbe portato ad un risparmio notevole sui costi organizzativi rispetto a Madrid (ma non stavano peggio di noi in Spagna? Eppur si candidano, direbbe Galileo!), Doha, Istanbul e Tokio, ed il CIO sembra apprezzare negli ultimi anni le candidature "parsimoniose".
Inoltre le Olimpiadi a Roma avrebbero creato posti di lavoro. Siamo il paese in Europa con il più alto tasso di disoccupazione giovanile, la manifestazione a 5 cerchi avrebbe prodotto direttamente oltre 50.000 posti di lavoro, senza contare quelli indiretti. Sicuramente una bella spinta per una economia che ha bisogno di riprendersi.
Forse la motivazione del no sta nei costi troppo alti...ma non è possibile, infatti già nel piano presentato al governo si prevedeva un sostanziale pareggio tra costi e ricavi, senza considerare gli aumenti di volume turistico (che significano soldi) e l'effetto di oltre 17 miliardi di euro che le Olimpiadi avrebbero avuto sul PIL. Insomma, una scossa positiva per l'economia. Se poi aggiungiamo che a Londra da 7 anni stanno vendendo qualsiasi cosa (mancano credo solo i cerotti per il naso) con il logo di Londra 2012, si capisce come le Olimpiadi non fossero un problema quanto un'opportunità.
Ma il premier Monti ha preferito rimanere vittima della paura, non esporsi per paura di finire come Atene, che dopo i Giochi del 2004 ha iniziato la sua crisi (ma proprio perchè c'è già caduta Atene si poteva stare più attenti no?), dimostrando (parere personale) di credere che l'Italia non potrà mai uscire dal suo guscio di mediocrità. I Giochi Olimpici non si sarebbero disputati domani, ma nel 2020, quando la crisi (si spera) sarà abbondantemente finita. Non ha senso bloccare adesso un progetto così ambizioso e utile, pensando alla situazione economica attuale e non a quella futura. Anche i soldi necessari alle infrastrutture non sarebbero stati stanziati domani, ma nel 2014. E si spera che anche in quel caso la crisi sia già finita.
Insomma, una decisione senza senso che stronca ogni possibilità dello sport italiano, e dell'Italia in genere, di crescere e di mostrarsi al mondo come una nazione in grado di rinascere dalle proprie ceneri. Monti però non ha calcolato una cosa: parte dei soldi che avrebbe dovuto stanziare per Roma 2020, dovrà stanziarli comunque. Perchè nel 2025 ci sarà il Giubileo, e serviranno infrastrutture, aereoporti più moderni, nuove strade, alberghi, case, stazioni....oppure Monti dirà di no anche al Papa? E il Giubileo 2025 va a....Doha!!!!
14 febbraio 2012
Colpo A's: preso Cespedes
A pochi giorni dall'inizio dello Spring Training, gli Oakland A's mettono a segno uno dei colpi più attesi di questo mercato invernale, portando in California per 4 anni l'esterno cubano Yoenis Cespedes.
Il 26enne esterno centro cubano, che solo recentemente aveva ottenuto dall'ufficio immigrazione degli Stati Uniti l'autorizzazione a firmare contratti con squadre statunitensi, ha messo la sua firma su un accordo da 36 milioni in 4 anni, un'offerta che ha superato, stando ai report di mlb.com, anche quella dei Marlins, intenzionati a chiudere con Cespedes una campagna acquisti coi fiocchi.
Ma a 6 giorni dall'avvio dei training camp, il pezzo pregiato del mercato è andato ad Oakland, risvegliando dal torpore i tifosi che avevano dovuto subire nella prima parte di questo inverno le cessioni dei tre lanciatori all-star (Trevor Cahill, Gio Gonzalez e Andrew Bailey) presenti nel roster degli A's.
La mossa di Oakland rimescola ulteriormente le carte nella AL West, senza dubbio la division che più ha subito stravolgimenti dal mercato invernale, e aggiunge ulteriori motivi di interesse alla Opening Series che si giocherà in Giappone il 28 e 29 marzo prossimi tra Oakland A's e Seattle Mariners.
Il 26enne esterno centro cubano, che solo recentemente aveva ottenuto dall'ufficio immigrazione degli Stati Uniti l'autorizzazione a firmare contratti con squadre statunitensi, ha messo la sua firma su un accordo da 36 milioni in 4 anni, un'offerta che ha superato, stando ai report di mlb.com, anche quella dei Marlins, intenzionati a chiudere con Cespedes una campagna acquisti coi fiocchi.
Ma a 6 giorni dall'avvio dei training camp, il pezzo pregiato del mercato è andato ad Oakland, risvegliando dal torpore i tifosi che avevano dovuto subire nella prima parte di questo inverno le cessioni dei tre lanciatori all-star (Trevor Cahill, Gio Gonzalez e Andrew Bailey) presenti nel roster degli A's.
La mossa di Oakland rimescola ulteriormente le carte nella AL West, senza dubbio la division che più ha subito stravolgimenti dal mercato invernale, e aggiunge ulteriori motivi di interesse alla Opening Series che si giocherà in Giappone il 28 e 29 marzo prossimi tra Oakland A's e Seattle Mariners.
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12 febbraio 2012
Nel nome di Greg
Bellissimo gesto dei Seattle Mariners, in particolare di Mike Carp, nel primo giorno di training camp a Peoria, Arizona, in vista della stagione 2012. L'esterno dei Mariners, arrivato in MLB lo scorso anno, ha infatti fatto trovare a tutti i propri compagni una maglietta per ricordare Greg Halman, giocatore olandese dei Mariners ucciso lo scorso novembre dal fratello.
Carp era un grande amico di Halman, amicizia nata e cresciuta nei lunghi anni di Minor Leagues vissuti insieme dai due, e la morte improvvisa dell'olandese ha colpito particolarmente l'esterno di Seattle, che ha voluto spiegare così il suo gesto: "E' solo per ricordare che la vita non va data per scontata. Va apprezzata, valorizzata. E' solo qualcosa che i ragazzi possono tenere nel loro armadietto tutto l'anno e che lo farà rimanere con noi".
Le magliette (in foto) sono arancioni, per ricordare il colore della maglia della nazionale olandese, e sul retro, sopra il numero 56 di Halman, una frase bellissima di Jackie Robinson: "A life is not important except in the impact it has on other lives" (tradotto: una vita non è importante se non nell'impatto che ha sulle vite degli altri).
Carp, che considera Halman il suo migliore amico, ha deciso però di ricordare il giovane olandese anche in un altro modo. Ha infatti chiesto alla madre di Halman una foto di un tatuaggio che Greg aveva su un braccio, e ha deciso di rifarsi lo stesso tatuaggio (una palla da baseball che circonda Europa e Nord America con la scritta "My World") sul braccio sinistro. "Lui sarà con me per il resto della mia vita" ha detto Carp.
Carp era un grande amico di Halman, amicizia nata e cresciuta nei lunghi anni di Minor Leagues vissuti insieme dai due, e la morte improvvisa dell'olandese ha colpito particolarmente l'esterno di Seattle, che ha voluto spiegare così il suo gesto: "E' solo per ricordare che la vita non va data per scontata. Va apprezzata, valorizzata. E' solo qualcosa che i ragazzi possono tenere nel loro armadietto tutto l'anno e che lo farà rimanere con noi".
Le magliette (in foto) sono arancioni, per ricordare il colore della maglia della nazionale olandese, e sul retro, sopra il numero 56 di Halman, una frase bellissima di Jackie Robinson: "A life is not important except in the impact it has on other lives" (tradotto: una vita non è importante se non nell'impatto che ha sulle vite degli altri).
Carp, che considera Halman il suo migliore amico, ha deciso però di ricordare il giovane olandese anche in un altro modo. Ha infatti chiesto alla madre di Halman una foto di un tatuaggio che Greg aveva su un braccio, e ha deciso di rifarsi lo stesso tatuaggio (una palla da baseball che circonda Europa e Nord America con la scritta "My World") sul braccio sinistro. "Lui sarà con me per il resto della mia vita" ha detto Carp.
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11 febbraio 2012
Segnali di primavera...
Lo so, lo so. L'Italia è coperta di neve, il mercurio non passa lo 0 nei termometri in alcune zone da un paio di settimane, i pinguini stanno diventando la fauna locale della Romagna, e io sto qui a parlare di primavera...
Parlo di primavera perchè il baseball, quello vero, giocato sul campo, sta iniziando il risveglio dal lungo letargo invernale, e al termine di una offseason ricca di grandi colpi di mercato si torna a sudare sui campi della Florida e dell'Arizona per lo Spring Training 2012 (giustappunto, allenamenti di primavera!).
Il primo capitolo della stagione MLB si è aperto ieri, con l'arrivo a Peoria (Arizona) dei lanciatori e ricevitori dei Seattle Mariners, prima squadra ad aprire il training camp in questa stagione, con una settimana buona di anticipo su tutti gli altri. Settimana di anticipo voluta dal manager Eric Wedge per preparare al meglio la trasferta in Giappone che aprirà la stagione (28-29 marzo contro gli Oakland A's) e per valutare quali giocatori (dei 66 presenti al training camp) entreranno a far parte del roster dei 25 per la stagione 2012.
Nel freddo polare che ci circonda, iniziamo quindi a scaldare i nostri cuori di appassionati di baseball con queste prime avvisaglie di primavera, che arrivano oltretutto dalla squadra (permettetemi il patriottismo) del nostro Alex Liddi!
Parlo di primavera perchè il baseball, quello vero, giocato sul campo, sta iniziando il risveglio dal lungo letargo invernale, e al termine di una offseason ricca di grandi colpi di mercato si torna a sudare sui campi della Florida e dell'Arizona per lo Spring Training 2012 (giustappunto, allenamenti di primavera!).
Il primo capitolo della stagione MLB si è aperto ieri, con l'arrivo a Peoria (Arizona) dei lanciatori e ricevitori dei Seattle Mariners, prima squadra ad aprire il training camp in questa stagione, con una settimana buona di anticipo su tutti gli altri. Settimana di anticipo voluta dal manager Eric Wedge per preparare al meglio la trasferta in Giappone che aprirà la stagione (28-29 marzo contro gli Oakland A's) e per valutare quali giocatori (dei 66 presenti al training camp) entreranno a far parte del roster dei 25 per la stagione 2012.
Nel freddo polare che ci circonda, iniziamo quindi a scaldare i nostri cuori di appassionati di baseball con queste prime avvisaglie di primavera, che arrivano oltretutto dalla squadra (permettetemi il patriottismo) del nostro Alex Liddi!
3 febbraio 2012
Uno storico fallimento
Se chiedessi ai lettori di questo blog (a proposito, siete davvero tanti, grazie mille!!) chi era e cosa ha fatto Jackie Robinson, probabilmente tutti o quasi saprebbero rispondere. Forse non tutti però non conoscono la figura di Curt Roberts. E devo ammettere che fino a poche ore fa non la conoscevo nemmeno io. Ma un provvidenziale articolo sul sito della MLB ha illuminato il mio cervello raccontandomi una storia che credo valga la pena di condividere, per tutti quelli che non conoscono questo personaggio.
Curt Roberts è stato il nono giocatore di colore ad esordire in MLB. Il primo, come tutti sapete, fu Jackie Robinson nel 1947. Curt Roberts fu il primo giocatore arrivato dalle Negro Leagues ad indossare la maglia dei Pittsburgh Pirates, il suo esordio risale al 13 aprile 1954. Il suo arrivo nella MLB fu favorito, e qui troviamo un punto di contatto con il grande Robinson, da Branch Rickey, general manager dei Pirates dal 1950, quando lasciò i Brooklin Dodgers dove Robinson aveva esordito nel 1947.
L'esordio di Roberts fu improvviso: arrivato dai Kansas City Monarchs, squadra di Negro League, Roberts aveva giocato una stagione nella Western League di singolo A (il livello più basso delle Minor Leagues), prima di ricevere la visita di Rickey che lo portò a Pittsburgh.
Ma, come dice l'articolo di Mlb.com, Roberts non è ricordato per il suo esordio spettacolare, o per i record battuti. Curt Roberts è entrato nella storia per aver fallito. La sua carriera in MLB è durata poco più di un anno (fu tagliato dopo due settimane nel 1955) con appena 171 partite giocate. Ma proprio qui sta la sua grandezza: in un mondo segregato come quello del baseball, in cui il pensiero dominante era che i giocatori afro-americani dovessero essere delle superstar per poter entrare in MLB, visto il gran numero di giocatori bianchi che affollavano le panchine delle squadre, Curt Roberts ha dimostrato come anche un modesto giocatore di baseball potesse raggiungere la vetta, e questo ha senz'altro favorito il processo di integrazione nel baseball.
Grazie al sito della MLB, e agli articoli che stanno dedicando al Black History Month, per queste storie sconosciute in Italia ma decisamente interessanti.
l'articolo completo (in inglese) su http://mlb.mlb.com/news/article.jsp?ymd=20120131&content_id=26527298&vkey=news_mlb&c_id=mlb
Curt Roberts è stato il nono giocatore di colore ad esordire in MLB. Il primo, come tutti sapete, fu Jackie Robinson nel 1947. Curt Roberts fu il primo giocatore arrivato dalle Negro Leagues ad indossare la maglia dei Pittsburgh Pirates, il suo esordio risale al 13 aprile 1954. Il suo arrivo nella MLB fu favorito, e qui troviamo un punto di contatto con il grande Robinson, da Branch Rickey, general manager dei Pirates dal 1950, quando lasciò i Brooklin Dodgers dove Robinson aveva esordito nel 1947.
L'esordio di Roberts fu improvviso: arrivato dai Kansas City Monarchs, squadra di Negro League, Roberts aveva giocato una stagione nella Western League di singolo A (il livello più basso delle Minor Leagues), prima di ricevere la visita di Rickey che lo portò a Pittsburgh.
Ma, come dice l'articolo di Mlb.com, Roberts non è ricordato per il suo esordio spettacolare, o per i record battuti. Curt Roberts è entrato nella storia per aver fallito. La sua carriera in MLB è durata poco più di un anno (fu tagliato dopo due settimane nel 1955) con appena 171 partite giocate. Ma proprio qui sta la sua grandezza: in un mondo segregato come quello del baseball, in cui il pensiero dominante era che i giocatori afro-americani dovessero essere delle superstar per poter entrare in MLB, visto il gran numero di giocatori bianchi che affollavano le panchine delle squadre, Curt Roberts ha dimostrato come anche un modesto giocatore di baseball potesse raggiungere la vetta, e questo ha senz'altro favorito il processo di integrazione nel baseball.
Grazie al sito della MLB, e agli articoli che stanno dedicando al Black History Month, per queste storie sconosciute in Italia ma decisamente interessanti.
l'articolo completo (in inglese) su http://mlb.mlb.com/news/article.jsp?ymd=20120131&content_id=26527298&vkey=news_mlb&c_id=mlb
27 gennaio 2012
L'arte di...farmi girare le scatole!
Ok, è ufficiale. I gestori dei cinema di Firenze e provincia non capiscono una mazza. Oggi è uscito (finalmente) in Italia Moneyball (titolo italiano "L'Arte di Vincere"), film con Brad Pitt che racconta la storia del general manager degli Oakland Athletics Billy Beane (storia vera) e del suo tentativo di costruire una squadra vincente senza soldi. In due parole, questo film racconta il sogno americano. E non è, come si potrebbe pensare, un film di baseball. Ma un film in cui il baseball è lo sfondo su cui si svolge la vicenda. E non lo dico io (cito da comingsoon.it): "Paradossalmente, ma non tanto, non un film sul baseball, ma un film col baseball. Che il baseball lo esalta travalicandolo, senza mai mostrarlo. Un film che, attraverso una vicenda eminentemente sportiva, seziona con morbida precisione l'etica (protestante) e la politica della società statunitense".
Ok? ci siamo? Ebbene, questo film, che ha incassato 100 milioni di dollari nel mondo, che ha ottenuto 6 nomination agli Oscar (tra cui miglior film, miglior attore protagonista e non protagonista, miglior sceneggiatura non originale) in provincia di Firenze è presente SOLO IN DUE SALE! Ma stiamo scherzando? Sottolineo: stiamo scherzando? Per vedere un film che aspetto da 3 mesi (doveva uscire l'11 novembre, l'uscita è stata rinviata non si sa per quale motivo) devo andare a Campo di Marte o a Campi Bisenzio?
Poi controlli la pagina dei cinema sul giornale, e scopri che nelle tante multisala presenti a Firenze e provincia ci sono 3/4/5 sale occupate da Benvenuti al Nord, un paio di "Immaturi-il viaggio" e l'immancabile Alvin superstar......MA NON SI POTEVA TROVARE UN POSTO ANCHE PER MONEYBALL? No, giusto, un film sul baseball in Italia non funziona.
Ma andate......al cinema!
24 gennaio 2012
Cinque pari
E sono 5! A conclusione delle Olimpiadi Giovanili Invernali di Innsbruck la spedizione azzurra sorride ancora grazie alla medaglia d'oro conquistata dal bob a 2 maschile nel penultimo giorno di gare. Curioso come entrambe le medaglie d'oro italiane in questa Olimpiade siano arrivate dalla pista ghiacciata dell'Olympic Sliding Centre (slittino doppio e bob), confermando un trend che vede l'Italia sempre protagonista in queste discipline nelle rassegne a 5 cerchi.
La squadra italiana di bob, formata dal pilota Patrick Baumgartner e dal frenatore Alessandro Grande ha stupito tutti, risalendo nella seconda manche dal quarto posto in classifica fino al gradino più alto del podio. Questo il video della loro grande vittoria:
Chiusa quindi con un capolavoro questa prima rassegna olimpica giovanile d'inverno, credo sia giusto anche confrontare i risultati ottenuti dagli atleti azzurri a Innsbruck e a Vancouver. Già in un precedente post (leggi qui) avevo parlato di come la spedizione giovanile di Innsbruck stesse avvicinando il numero di medaglie totali conquistato dall'Italia nelle Olimpiadi canadesi.
Ebbene, al termine della rassegna di Innsbruck, si può dire senza tema di smentita che la spedizione giovanile azzurra ha fatto meglio dei più esperti "olimpici" di Vancouver. Giusto 2 numeri per chiarire:
-a Vancouver gli italiani erano 109, a Innsbruck 41
-in Canada gli eventi che assegnavano medaglie erano 86, in Austria 63.
Meno atleti e meno eventi a disposizione. Basterebbe questo, e il totale di 5 medaglie eguagliato per definire un successo la prima olimpiade giovanile invernale azzurra. Se a questo aggiungiamo che i "grandi" hanno portato a casa un oro, un argento e 3 bronzi, mentre i giovani hanno chiuso con 2 ori (alla pari con USA, Canada e Norvegia), 2 argenti e un bronzo, allora si può davvero definire trionfale la partecipazione italiana ai Giochi di Innsbruck.
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